Wednesday, June 4, 2014

"HOBLIO - La Via della Libertà", una recensione di Vilma Torselli.


Viaggiare, è proprio utile, fa lavorare l'immaginazione.
Tutto il resto è delusione e fatica.
Il viaggio che ci è dato è interamente immaginario.
Ecco la sua forza.
Va dalla vita alla morte.
[……] Basta chiudere gli occhi.
E' dall'altra parte della vita.”
(Louis-Ferdinand Céline, Voyage au bout de la nuit, 1932).

Hoblio è il racconto di un viaggio, l'unico viaggio possibile ed obbligatorio che ognuno di noi è chiamato a compiere attraversando la vita che gli tocca: non abbiamo scelto il bagaglio, non abbiamo scelto i compagni di viaggio, non abbiamo scelto la meta, ma ovunque vada chiunque di noi, è la propria anima che sta cercando.
Stessa la strada, stessi gli incontri, le domande che la vita ci pone non cambiano, cambiano solo le risposte, e tutte le risposte ci appartengono, anche quelle a domande che non ci sono state mai poste.
La frase del guru Paramahansa Yogananda che apre il film ci suggerisce un’inequivocabile chiave di lettura: il viaggio è in realtà un percorso circolare che mira alla ricomposizione di un Sé superiore, non si può tornare indietro, si può solo andare verso un nuovo inizio.


"Non credo che si viaggi per tornare - scrive Andrej Tarkovskij - L'uomo non può tornare mai allo stesso punto da cui è partito  [……] Tutto quello che siamo lo portiamo con noi nel viaggio, come fa una tartaruga con la sua corazza": lo capiremo solo alla fine del percorso, quando la nostra valigia si sarà alleggerita fino a scomparire, solo allora scopriremo che non avevamo bisogno di alcuna valigia, che già alla partenza "portiamo con noi la casa della nostra anima".
Tutto questo ci dice Piero Tonin condensando in sette minuti una completa esperienza sinestetica di suoni, segni, colori e immagini. "Ho pensato di iniziare l’animazione con il Sahasrara chakra, o settimo chakra – dice l'autore – che rappresenta la Liberazione e l’unione con l’Assoluto, temi centrali del film. Il colore viola che caratterizza questo chakra torna inoltre nei momenti di alleggerimento del bagaglio e della scomparsa delle figure illusorie che Hoblio incontra lungo il cammino".



Un cammino che, simbolicamente, si rischiara avanzando, le schermate nere che dilatano il tempo del percorso, l'ombra scura della morte messa in fuga dal finale liberatorio.
La profondità della riflessione che l'autore dedica 'a tutti noi', si stempera nelle immagini solari, nell'infantile semplificazione della forma, nel festoso dilagare dei colori, nell'ingenuità della grafica che rende accessibile e facile la comunicazione di un concetto che facile non è. Del resto, la pulizia e l'essenzialità della comunicazione sono da sempre la cifra fondamentale del vocabolario di Piero Tonin, come la capacità di tradurre in linguaggio visivo immediatamente comprensibile tutto ciò che cade sotto la lente di ingrandimento della sua creatività.
Con tocco lieve, come solo quello della poesia sa essere.

Vilma Torselli
www.artonweb.it

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